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źA chi interessa
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Intervista a Pedrag Sloboda, Presidente del Primorje e della Federazione croata
20/12/2012 - Lucio Vidotto*

Sia come presidente della Federpallanuoto croata che del Primorje Erste bank, Predrag Sloboda ha tanti buoni motivi per essere soddisfatto per ciò che gli viene restituito, non solo a livello morale, per il suo impegno. La nazionale ha vinto il trofeo più ambito, l’oro olimpico a Londra, mentre il Primorje ha conquistato il primo trofeo dopo 17 anni, superando nella finale di Coppa lo Jug e, qualora ce ne fossero ancora stati, gli ultimi complessi nei confronti del titolatissimo club raguseo.
«Questa è solo una fase nel progetto che abbiamo avviato sei anni fa. Siamo arrivati a questo punto e speriamo di proseguire nella stessa direzione. Nello sport non si sa mai cosa può succedere e io non me la sento di fare pronostici. Ora arrivano i risultati. La passata stagione di grandi risultati ne abbiamo fatti, ma non è stato conquistato alcun trofeo, anche perché sulla nostra strada si è trovata la Pro Recco con una rosa che, credo, mai nessuno riuscirà più a mettere insieme. Così siamo giunti secondi in Lega adriatica e in Eurolega. Naturalmente, siamo stati secondi pure nel campionato croato, battuti soltanto dallo Jug, un’istituzione negli ultimi decenni». 
Sloboda riassume così gli eventi che, gradualmente, stanno portando i trofei nella bacheca del club fiumano. La scorsa primavera il Primorje ha disputato la Final Four di Eurolega lottando in finale con la Pro Recco, che ha sì vinto, ma non senza soffrire. Dalla Final Four di Oradea sono cambiate tante cose. In primo luogo, nell’edizione dell’Eurolega attualmente in corso non c’è nessuna delle quattro squadre che hanno partecipato al torneo finale della passata stagione. Il Primorje, possiamo dirlo, non è fortunatissimo in questo senso. Per esempio, la Pro Recco ha giocato un solo anno in Lega adriatica e, forse, proprio quando la squadra fiumana aveva le carte in regola per arrivare a un trofeo. In Eurolega, come già detto, strada spianata fino alla Pro Recco in finale. 

Sono cambiate altre cose, a partire dall’allenatore. Zoran Roje ha consegnato a Ivan Asić la panchina e una rosa rinforzata con Sandro Sukno, uno dei migliori giocatori del mondo, Paulo Obradović e Frano Vićan. Con questi nomi, aggiunti a quelli che c’erano già, si poteva puntare al titolo europeo. Considerando ciò, non è un peccato avere rinunciato all’Eurolega? 
Non so se sia un peccato – risponde fermamente Sloboda –, e non so se ci sia la giusta percezione di quelli che sono i motivi che ci hanno indotto a rinunciare. Una stagione in Eurolega ci costa non meno di 150.000 euro. Tanti club non partecipano proprio per questo motivo. Se vi capita un sorteggio che prevede trasferte con Kazan o Volgograd, occorre spendere 30-40.000 euro per arrivarci. Il nostro non è uno sport commerciale come il calcio. Dalla LEN, Federazione europea, non si riceve nulla, anzi, sono i club che devono pagare. Una volta qualificati nei gironi, si deve assicurare il segnale televisivo e per chi ospita le partite sono altri 5.000 euro. 

Nel luglio scorso l’imprenditore Gabriele Volpi, partner d’affari di Sloboda, ha deciso di abbandonare la pallanuoto, non trovando un’intesa con la LEN, che si ostinava e si ostina tutt’ora a non voler cambiare nulla. Volpi si è disimpegnato dalla Pro Recco, che poi ha rinunciato all’Eurolega, come hanno fatto successivamente altre squadre, tra cui lo stesso Primorje. 
Qualcuno ritiene che il Primorje abbia rinunciato dopo la decisione della Pro Recco di non partecipare. Hanno rinunciato anche Vasas e Mladost – precisa Sloboda –, che con Volpi non hanno nulla a che vedere. Abbiamo semplicemente ritenuto che fosse meglio assicurare una stabile situazione finanziaria in casa e puntare sulle competizioni nazionali e sulla Lega adriatica”. 

Dal lato sportivo, comunque, rimane un pizzico di rammarico in quanto mai come questa volta ci sarebbero state le condizioni per diventare campioni d’Europa. In Eurolega c’è lo Jug con un’autostrada spianata, avviato verso la conquista del titolo. Questo stesso Jug, travolgente in Europa, in tre mesi ha giocato e perso tre volte contro il Primorje. Per il modo in cui è concepita, l’Eurolega oggi offre poco a livello di spettacolo, è vero, ma un trofeo importante a portata di mano è un po’ triste lasciarlo ad altri. 
Posso dire solo che una partita che finisce 27-5 non interessa a nessuno. Se la LEN non cambia qualcosa, l’anno prossimo – assicura Sloboda –, sarà anche peggio di questo. Non ci sono soldi per affrontare questa competizione”.

Il progetto della Superlega, coniata con questo nome dai media, sarebbe stata una soluzione? 
Non abbiamo parlato di una Superlega – prosegue il presidente del Primorje –, ma di trovare una formula nuova da proporre alla LEN. Abbiamo offerto 2-3 varianti diverse. Non è stata una mia iniziativa personale, ma di tanta gente che ha voluto dei cambiamenti. La LEN è quella che è, con i propri sistemi e i suoi principi. Che dire? Avete visto quanta gente c’era per Primorje-Jug? Partite di questo livello quante ce ne sono? Non c’è nessun Paese con più di 2 o 3 squadre competitive. Anche l’Ungheria, dove c’è il campionato più ricco, è lo stesso, come in Italia, dove abbiamo, forse, tre club di un certo livello. La LEN deve provvedere a fare qualcosa per rendere più popolare questo sport. È triste vedere in TV la partita dello Jug in Eurolega che si gioca davanti a 200 spettatori. (* da La Voce del Popolo)

Nella foto©
Pedrag Sloboda

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