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Figli e figliastri,
anche nella comunicazione
Due sentenze, due diversi comportamenti nella divulgazione. Ed anche sonore bastonate alla classe arbitrale
21/12/2010 - redazione

Ancora una volta, purtroppo, dobbiamo rimarcare come il “potere” del palazzo sia insindacabile e, perché no, pure insensibile all’urlo di dolore che sale dal popolo.
Il 1° dicembre il Giudice Unico, Avv. Andrea Pascerini, sanziona pesantemente (e giustamente) la società Ellevi Nervi, squalificandone il campo per una giornata.
Naturale il ricorso del club presieduto dal Prof. Giorgio Alberti, ma inspiegabile poi il mutismo in merito degli organi federali. In pratica la CAF ha accolto il ricorso, la squalifica viene cancellata, e mercoledì la società genovese giocherà regolarmente in casa. Non vogliamo assolutamente entrare nel merito della sentenza né dei fatti.
Vogliamo solo evidenziare come questa sentenza sia passata sotto “silenzio”.
Il 20 novembre scorso l’Orizzonte Catania non arriva a Bologna in quanto l’aereo che avrebbe dovuto portare le squadra non parte da Catania.
La sentenza del Giudice Unico infligge al club etneo la sconfitta a tavolino.
Ricorso alla CAF e, oltre alla conferma di quanto sanzionato dal GUN, viene inflitto anche un punto di penalizzazione.
Tutto ben pubblicizzato dalla Federnuoto.
Ed attenzione: entrambe le decisioni sono prese il 14 dicembre, allorchè la CAF si è riunita.
Le reazioni a queste due sentenze hanno diversi epiloghi: l’accoglimento della prima, cioè l’annullamento della squalifica del campo del Nervi, scatena la silente rabbia della classe arbitrale, da cui ci si aspetta “tolleranza zero” ma parimenti viene tutelata zero; la seconda, invece, provoca la rabbiosa reazione di Giuseppe La Delfa, direttore sportivo dell’Orizzonte Catania, che oggi è stato solertemente deferito (con ampia spiegazione della FIN).
Non siamo a conoscenza dei meccanismi che scattano fra la CAF e FIN in materia di comunicazione. Certo viene da pensare che funzionano a “singhiozzo”.
Ma non riusciamo a capire il perché dei due pesi e delle due misure.
Con l’aggravante che questo modo di fare ha scatenato la rabbia della classe arbitrale, ora più che mai disorientata su una “tolleranza zero” a cui sembra che la giustizia federale dei piani alti si sottragga in silenzio.
E nello stesso tempo chi alza la voce (anche sbagliando i toni) viene messo alla gogna.
Allora per dirla alla romana il pesce puzza sempre dalla testa?

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